Formazione

La comunicazione ai tempi di papa Francesco

In questo video, mons. Domenico Pompili, direttore dell'ufficio nazionale delle comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana, analizza la rivoluzione nel linguaggio del papato e della chiesa dopo l'avvento di papa Francesco, un anno fa.

 Il sottosegretario Cei evoca “alcuni punti cardinali che papa Francesco offre con evidenza alla chiesa” e che costituiscono “quasi una bussola da cui lasciarsi orientare” nel lavoro di operatori della comunicazione.

Fede e democrazia oggi in Italia. Parla padre Occhetta de La civiltà cattolica

La riflessione di padre Francesco Occhetta a partire dal messaggio di papa Francesco per la 48° Giornata mondial delle comunicazioni sociali al Copercom.

Come comunicare il rapporto tra fede e democrazia nell'Italia di oggi? E qual è stato l'apporto del cattolicesimo dalla costituente a oggi? 

Chi èè il vero comunicatore? Chi si fa prossimo, è la provocazione del papa, non semplicemente chi lavora o frequenta il mondo della comunicazione. 

Dopo San Valentino: materiali per un percorso sull'affettività.

Vorreste organizzare un campo scuola o un'altra attività sui temi dell'affettività, dell'amore e della sessualità?

Trovate qui a disposizione alcuni testi adottati dal Settore giovani della diocesi di Trieste in occasione del suo campo del 2010. Una delle giornate fu dedicata alla lettura, allo studio e al confronto attorno a questi testi.

XXXIV Convegno "Vittorio Bachelet", 7-8 febbraio 2014.

L’apertura del Concilio Vaticano II l’11 ottobre del 1962 e la sua conclusione nel dicembre del 1965 fanno sì che la memoria di questi cinquant’anni si distenda in un tempo più lungo di una semplice e secca data, permettendo così di ricordare con maggiore attenzione sia i momenti più significativi, quelli che anche la memoria fotografica oramai ha incastonato nella coscienza collettiva, sia il cammino che a questo Concilio ha condotto, il cammino che in quegli stessi anni è stato compiuto, e quello che poi ha segnato gli anni successivi.

Una Chiesa povera per i poveri. Da "Dialoghi" 4/2013

Dopo la sua elezione alla sede di Pietro, papa Francesco ha spiegato la scelta del suo nome. «Perché mi chiamo Francesco? Perché lui ha incarnato la povertà. Io voglio una Chiesa povera per i poveri». Quest’ultima frase sta effettivamente diventando un filo conduttore del ministero del nuovo vescovo di Roma, espresso in tanti discorsi e gesti. Perché questa insistenza sulla povertà? Che visione della Chiesa vi sta dietro? Che cosa significa questo, concretamente, per la vita ecclesiale e l’esistenza personale di ciascuno di noi?

Il cantiere della pace

 

Oggi, così come nella notte dei tempi, Dio interpella il cuore dell’uomo: «Dov’è tuo fratello?». Il Dio creatore del cielo e della terra mostra il suo volto di padre. La domanda rivolta a Caino è la stessa che risuona, con rinnovato vigore, in questo tempo. La risposta può determinare il corso della storia di ogni uomo e, al contempo, dell’umanità intera. Si tratta di abbracciare o respingere il sogno di Dio sull’uomo, di realizzare o rinnegare la comune vocazione ad essere figli e fratelli.

E che gioia sia. La novena termina, è Natale.

Con l'ultimo giorno della novena di Natale, la redazione di paroleatre.it invia a tutti gli iscritti e i lettore del portale  della formazione dell'Azione cattolica italiana i migliori auguri.
 

Pacem in terris 1963-2013 Attualità di un’enciclica e nuovi campi di impegno

Le conclusioni di mons. Domenico Sigalini al convegno dell'Istituto Toniolo del 30 novembre 2013.

Le ricadute dell'enciclica Pacem in terris sul piano pastorale (quale impegno per i laici, per la comunità ecclesiale, per il dialogo interreligioso, per la soluzione dei conflitti, per la scomparsa dalla ragione umana del teorema della necessità della guerra…)

Per una cultura a servizio dell'uomo.

Intervista a tre voci ai relatori del seminario del Centro Studi "Per una cultura a servizio dell'uomo" tenutosi il 29 novembre 2013.

Il concetto di «secolarizzazione» ha perso terreno a favore di «pluralismo», cambiando, di fatto, la percezione e l’opinione che abbiamo di questo fenomeno, facendocelo guardare in una luce nuova e non necessariamente negativa. Ci spiega questo fenomeno?

Verso la meta. La novena fino all'antivigilia

Con queste tre riflessioni di don Tony Drazza, assistente del Movimento studenti di Ac, la novena di Natale ci accompagna fino all'antivigilia. L'attesa sta per consumarsi, come una candela accesa il primo dicembre che ha donato luce al nostro cammino fino alle porte della vera luce.

E' il momento di intensificare la nostra preghiera e di lasciare che la gioia, mista allo stupore inizi a rimpire le ore della nostra veglia.